
Una riflessione ampia e interdisciplinare sul ruolo del cinema nel pontificato di Pio XII, sulle nuove fonti rese disponibili dagli Archivi Vaticani e sulle prospettive di valorizzazione del patrimonio audiovisivo cattolico è stata al centro del convegno “Il cinema nel pontificato globale di Pio XII. Le nuove fonti degli Archivi Vaticani”, svoltosi il 25 settembre presso la Casina Pio IV nella Città del Vaticano. Il convegno ha rappresentato uno dei principali appuntamenti scientifici dedicati agli studi sul cattolicesimo e l’audiovisivo, riunendo storici, studiosi di cinema, archivisti e rappresentanti delle maggiori istituzioni impegnate nella conservazione della memoria audiovisiva.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto PRIN 2022 Il cinema italiano nelle nuove fonti degli Archivi Vaticani sul pontificato di Pio XII (1939-1958): strategie di comunicazione tra silenzi e retoriche pubbliche dalla guerra mondiale alla guerra fredda, coordinato da Tomaso Subini (Università degli Studi di Milano). Il convegno è stato curato da Gianluca della Maggiore (Università Telematica Internazionale Uninettuno), Augusto Sainati (Università Suor Orsola Benincasa di Napoli) e dallo stesso Subini, in collaborazione con la Consulta Universitaria del Cinema, il centro Catholicism and Audiovisual Studies (CAST) dell’Università Uninettuno e la Fondazione Memorie Audiovisive del Cattolicesimo (MAC).
Ad aprire i lavori è stato Dario Edoardo Viganò, che ha sottolineato come l’apertura delle nuove fonti archivistiche consenta oggi di superare interpretazioni consolidate, favorendo una comprensione più articolata del rapporto tra la Santa Sede e i media audiovisivi nel Novecento. L’opening speech di Tomaso Subini, dedicato a La Chiesa e il cinema negli anni di Pio XII, ha offerto il quadro interpretativo entro cui collocare le diverse ricerche presentate nel corso della giornata: un pontificato che coincide con una fase di profonda trasformazione del sistema mediale globale e con la progressiva centralità delle immagini nella costruzione dell’autorità e della comunicazione pubblica della Chiesa.
La sessione mattutina, intitolata “Le istituzioni”, ha affrontato il rapporto tra la Santa Sede, il cinema e le principali strutture culturali e politiche dell’epoca. Gli interventi hanno mostrato la ricchezza delle nuove fonti vaticane e la loro capacità di illuminare aspetti finora poco conosciuti della storia culturale del cattolicesimo. Nina Valbousquet ha ricostruito il ruolo di Cinecittà come spazio segnato dalla guerra e dall’accoglienza di prigionieri e rifugiati, mentre Marialuisa Lucia Sergio ha analizzato i meccanismi della censura cattolica attraverso il caso di Alberto Moravia. A seguire, Mariagrazia Fanchi ha affrontato il tema delle sale cinematografiche come questione pastorale e culturale, mentre Augusto Sainati e Angelo Desole hanno approfondito il rapporto tra la legge sul cinema del 1956 e la Santa Sede, evidenziando le complesse interazioni tra politica culturale, interessi industriali e orientamenti ecclesiastici. Le relazioni sono state discusse da Giovanni Vian, che ha richiamato la necessità di integrare sempre più strettamente la storia della Chiesa e la storia dei media.
Nel pomeriggio il focus si è spostato sui testi audiovisivi con la sessione “I film”, dedicata all’analisi di opere che consentono di comprendere come il pontificato di Pio XII sia stato rappresentato, interpretato e comunicato attraverso il cinema. Andrea Montanari e Diletta Pavesi hanno esaminato il newsreel statunitense The March of Time, mostrando come la figura di Pacelli sia stata inserita all’interno delle dinamiche mediatiche internazionali del secondo dopoguerra. Gianluca della Maggiore ha proposto una rilettura di Pastor Angelicus, il celebre film dedicato a Pio XII, interpretandolo come una sorta di “enciclica cinematografica”, cioè come uno strumento attraverso cui il pontificato elaborò una forma innovativa di comunicazione audiovisiva capace di parlare a una dimensione autenticamente globale.
La seconda parte della sessione ha affrontato questioni particolarmente sensibili della memoria storica e della rappresentazione cattolica nel cinema italiano. Andrea Pepe ha analizzato La croce ha due legni soffermandosi sulle rimozioni e sui “silenzi” relativi alla Resistenza, mentre Steven Stergar ha studiato la costruzione dell’immagine di Pio X negli anni del pontificato pacelliano, evidenziando le strategie di continuità simbolica tra i due papi. Federico Vitella ha infine affrontato il tema della sessualizzazione dello spazio pubblico nell’Italia del dopoguerra e delle risposte elaborate dagli ambienti cattolici, offrendo nuove prospettive sul rapporto tra morale, spettacolo e modernità. Il dibattito è stato coordinato da Elena Mosconi.
Particolarmente significativa è risultata la tavola rotonda conclusiva, dedicata al tema “Il pontificato di Pio XII e il cinema: le nuove fonti tra valorizzazione e digitalizzazione”. Il confronto tra Alejandro Mario Dieguez dell’Archivio Apostolico Vaticano, Enrico Bufalini, Direttore dell’Archivio Storico Luce, e Giacomo Manzoli, Presidente della Consulta Universitaria del Cinema, ha evidenziato come la sfida contemporanea non riguardi soltanto la scoperta di nuove fonti, ma anche la loro digitalizzazione, descrizione scientifica, accessibilità e valorizzazione pubblica. Moderata da Alessandra Ferraro, la discussione ha messo in luce l’importanza crescente della collaborazione tra archivi ecclesiastici, istituzioni culturali e università per costruire nuovi percorsi di ricerca e di divulgazione.
Il convegno ha confermato la vitalità di un settore di studi in forte crescita e la centralità del cinema per comprendere il pontificato di Pio XII. Le nuove fonti degli Archivi Vaticani non permettono soltanto di approfondire singoli episodi della storia del cinema cattolico, ma offrono l’opportunità di ripensare il ruolo svolto dalle immagini in movimento nella costruzione dell’autorità religiosa, nella diplomazia culturale della Santa Sede e nella formazione dell’immaginario cattolico del Novecento. In questa prospettiva, la giornata di studio ha rappresentato un importante momento di confronto scientifico e un ulteriore passo avanti verso una più ampia valorizzazione del patrimonio audiovisivo ecclesiastico, oggi sempre più riconosciuto come una risorsa fondamentale per la ricerca storica internazionale.